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AMANDO IL GENIUS LOCI


Oggi con le mie riflessioni voglio farvi sconfinare nel territorio della mia anima e in quello che ho scelto di abitare. La Tuscia selvatica e imponente. Terra di Falisci e sacerdoti Etruschi che la onorarono.

Un luogo abitato da antiche presenze, aspro, freddo, oscuro. Dove le memorie delle antiche genti, ancora sembrano osservarci, dagli alari dei camini, in mezzo ai tralci delle viti, dalle narici dei cavalli, dalla vita pulsante del ventre gravido di un’asina.


Muri di calce e blocchi di tufo, cingono l’immaginazione oltre cave fra basolati e vertigini di acque plumbee.

Dicono avvelenate dall’arsenico, ma ogni bellezza porta in sé il rischio della morte.

Perché ho scelto di vivere in un luogo così potente?

Poco indulgente dal punto di vista climatico.

Forse perché sono stata chiamata dal Genius Loci.

Una sorta di amante segreto, essere dei boschi e delle acque, ruvido e tenero, come un asfodelo sospinto dalla brezza dell’alba.


Abbandonai ogni sicurezza, separandomi da tutto. Dal mio amato figlio, dal mio sensibile compagno, per mettere in protezione i miei genitori, mi dicevo, in realtà per nascondermi alla vergogna delle mie dipendenze.

Dipendevo da uno sguardo, quello maschile. Io, oggetto fra gli oggetti, volevo possedere, controllare, primeggiare.

Volevo che riconoscessero quello che ritenevo il mio mix esplosivo che mi avrebbe aperto le porte dell’ascesa sociale, un aspetto gradevole unito al dono dell’intelligenza. E quanto mi sono dannata perché l’azienda per cui lavoravo mi sottraesse a questo ambizioso progetto.


Ma l’anima voleva altro e me lo ha dimostrato con tutta la violenza di cui potesse essere capace. Vuoi manipolare? Bene sarai manipolata. Vuoi controllare bene sarai controllata. Vuoi possedere? Bene sarai posseduta dal tuo stesso ego che ti trascinerà nelle paludi della gelosia, dell’orgoglio, dell’avidità, della vana gloria.

Dare la colpa ai miei genitori non mi bastava. La rabbia alterava le mie cellule, le insozzava di scorie omicide, larve putrescenti, le trasformava in oggetti contundenti.


Elisa Cuter nel suo libro ripartire dal desiderio, ( Minimum fax editore) lancia una provocazione interessante, ovvero la possibilità da parte di noi donne di uscire dal ruolo di vittima, in senso psichico, riprendendo la consapevolezza su quanto tale ruolo venga utilizzato per fini manipolativi. Lo fa prendendo spunto dal programma “Non è la Rai”, chiedendosi quanto alla fine l’identificazione con Ambra Angiolini, non abbia sovvertito le regole divenendo lei oggetto di invidia da parte degli uomini. Ambra era lì, occupava il piccolo schermo ed era potente. Insomma era Boncompagni che aveva bisogno di nascondersi dietro ad Ambra e non viceversa. Anche Silvio Berlusconi sarà dipendente dalle donne ma ad un certo punto non riuscirà più a possederle.

Il testo della Cuter in realtà si spinge in un’altra direzione ovvero quella che vuole analizzare il fondo del Desiderio.

Un desiderio che viene sempre più spezzato, smorzato, annichilito da immediate risposte di gratificazione.

E dove anche la sessualità diventa l’ultima forma di potere che resta all’individuo. Il privato luogo dove ricaricarsi dalle frustrazioni, dal senso di impotenza e dove con orrore scopriamo che vi si riproducono al suo interno le stesse dinamiche che ci frustrano al di fuori.


Il cammino dell’anima ha molto a che vedere con il desiderio, ce lo hanno insegnato le mistiche: Teresa d’Avila o Ildegarda di Bingen. Come potevano donne in forzata reclusione, sapere con sicurezza cosa volessero, e soprattutto quanto lo volessero. Riformare la Chiesa, avere il loro ordine, i loro monasteri, andare a cavallo, scrivere trattati di teologia, avere a che fare con papi e imperatori. Solo con la chiarezza intenzionale del proprio desiderio si possono aggirare gli angustio spazi del noto e del sicuro.

In realtà l’innamoramento potrebbe essere un residuo di un Amore ancora più, grande, ovvero il nostro incontro erotico con il mondo. Un mondo Reale da cui ci siamo stati separati, con la forma mentis moderna dell’uomo occidentale, dove la Natura si presenta ora come altra da noi, ora come risorsa da sfruttare per mera sopravvivenza biologica. E sì che la Natura è sempre eccedente, gratuita, non finisce mai, non come il cibo che acquistiamo nei supermercati. Ma la visione dell’uomo antico, rendeva grazie e cedeva il passo al rito, nell’umile riconoscimento dell’interdipendenza.


Sono stata e sono una feroce consumista, fautrice dello spreco delle risorse, ma cercherò di morire nuda e cruda senza orpelli di plastica. Lo prometto. Sarà il momento della verità quando tutti sapranno che ho in realtà i capelli crespi e la pelle piena di efelidi e la maestosa cicatrice del taglio cesareo.

L’anima sa quando arriva il momento di mettersi in moto, e non importa quante volte cadrai, cederai, scambierai lucciole per lanterne, un ometto per un eroe, un sovrano per un servo, un dio per un pagliaccio, un saltimbanco per un guru.

Sono tutte immagini della tua anima. Sono beffe del destino a cui pensavi di sfuggire.

L'anima ti riconsegna alla verità. Quella per cui stai attraversando questa vita, unica, irripetibile, la tua.





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