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LA MEDICINA DELL'IMPOSSIBILE

La via praticata dal Cristo Vivente che ha toccato, trasformato e guarito c’invita alla suprema arte dell’unificazione. Unificare non significa gettarsi nel relazionismo della globalizzazione ma cercare ciò che accorda il fare con il sentire, cosa che un tempo accadeva spontaneamente prima che qualcuno ci dicesse che l’uomo fosse portato per sua natura ad essere brutto, sporco e cattivo. Non abbiamo altra scelta, se quella di divenire tutti apprendisti alchimisti, senza prendere caotiche vie esoteriche, magiche o scientiste.


Scienza e scientismo sono lontani fra loro quanto il Mistero e il Dogma. Inesauribile è la spinta creativa della scienza, inossidabile e ostinato è l’approccio violento scientista che vuol rigettare fede e credenze assumendone però il metodo dell’inculturazione violenta.

L’alchimista è colui che sperimenta e trasforma, si mette ai fornelli, prende in mano matite, pennelli, cera molle, legno erbe di campo, note musicali e poi un libro, il quaderno e il rosario.

Qualunque sia il tuo mestiere del fare puoi renderlo santo nel suo passaggio al dare, perché qualsiasi cosa tu faccia, tu la stai sacralizzando in quanto destinata ad un altro.

Questa via poetica e “balsamica” è la sorgente dell’invisibile.


Attraversa e percorre le vene e i muscoli dei mistici, dei santi, di tutte le piccole creature che cercano il loro nome nel mondo.

Nella versione cinematografica del Pinocchio del regista Garrone la trasformazione da burattino a bambino avviene nella stalla inondata di luce al centro del belato cosmico di purissimi agnelli che lo accompagnano nella sua resurrezione.

Nascondere lo sguardo del bene è la prerogativa di ogni potere, di ogni dittatura, di ogni Signore del male. Questo occultamento si prefigge di mostrare il mondo nella sua veste utilitaristica e mercantile in cui il fare si quantifica nel salario e nella continua dipendenza dal denaro o dalle veloci emozioni. Allora il regime della scarsità si sostituisce a quello dell’abbondanza e quello del vuoto alla legge del desiderio.


Nei vangeli, nei miti e nelle fiabe la Grazia è democratica e non finisce mai.

Dove trovare una medicina così potente, che non disfi i nostri tessuti e non disperda i nostri umori spezzando le forze aggreganti di anima e spirito?

La corruzione dei corpi e la loro redenzione è il grande tema della nostra Tradizione cristiana.

Siamo destinati all’Eterno: è la questa promessa che si cela nel sepolcro vuoto che si è mostrato alle donne.

Quel corpo scomparso è anche il nostro e balsamo e unguenti ne fanno scrigno di carne vivente.

Ecco perché quel corpo è risorto.


Nella medicina dell’Impossibile si rivestite il nostro corpo di gloria, assaggio di cui godiamo nell’intensità di un abbraccio assoluto.

Assoluta è la rosa raccolta intorno alla medicamentaria gemma invernale.

Stretti ad un altro essere, diveniamo immortali, fuori dall’età biologica immersi nella placenta del cosmo perenne.

“In principio era il verbo, il verbo era presso Dio e il verbo era Dio”.

Essere nei “pressi” di Dio significa conoscere il proprio nome.

Nelle società tradizionali dell’Amazzonia nessun bambino entra pienamente nella comunità umana fintanto che non gli venga assegnato il suo nome, nominare significa creare.

Lo sciamano Guaranì soffia pronunciando in segreto il nome assegnato al piccolo uomo durante la cerimonia d’iniziazione alla società degli umani.



Le sacre scritture ci narrano la genesi della nostra specie, e non solo, attraverso il soffio e la parola vivente. Accovacciati nella conca del respiro e del suono siamo emersi dal cuore della Compassione profonda.

Si tratta di donare all’antico bambino il suo canto onorario che lo renderà essere reale, di carne, di ossa, di sangue e di terra, di vento e di acqua nel riconoscimento della similitudine con tutto il creato.

Questo nome che ci accompagna fino alla morte assume per i Guaranì la significazione di “ery mo’ à a ovvero “ciò che mantiene in piedi il flusso del suo dire”.

La salute, intesa come buona vita dell’individuo dipende dalla giusta coincidenza tra il nome, la sua anima e la sua fragranza.

Si tratta dunque di una relazione essenziale.

Chi sei? Cosa ti nutre veramente? Cosa viene prima del nome della rosa? La sua essenza!

Don Luigi Verdi, che ha fondato la comunità di Romena dice di essersi innamorato di Gesù per i suoi gesti, per come camminava, si voltava e guardava.

Entrare nella fragranza mistica del mondo significa partecipare alla compresenza di quei gesti.

Nel Corano il Cristo vivente viene descritto come colui entrando nelle case sapeva distinguere i profumi degli alimenti che erano stati consumati prima del suo arrivo.

Secondo i midrashim, gli appassionati esegeti biblici, l’olfatto fu l’unico senso a non essere stato coinvolto direttamente nel peccato dell’albero della conoscenza.

Nei linguaggi semitici il termine “Fragrante” (Tayyb) è sinonimo di bontà.

Solo il profumo arriva a penetrare la radice dell’ipotalamo giunge alla matrice originaria del canto senza inizio e senza fine.

È Il profumo della camicia di Giuseppe che gettata in testa a suo padre Giacobbe, come ci narra la storia biblica gli permise di riconoscere il figlio e guarire dalla cecità.

Il termine guarire nella radice inglese ware indica anche la consapevolezza e il saper guardare secondo la radice indoeurepea swer-swor nel significato del saper guardare e custodire. Ma anche dall’antico greco nel senso di vedere ciò che è illuminato dalla luce.[1]

Un sano può curare chi non lo è, solo entrando empaticamente della ferita dell’altro. L’azione di Cristo è nella sempre nella sym-patheia, il suo invito è ad incontrarci nel campo delle affinità.

Siamo tutti in via di guarigione nonostante l’evidenza dei corpi decomposti, scomposti, dissolti, basta solo seguire le tracce e affidarsi alla meta

Francesca Serra

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